Un nuovo Sole in ufficio: una presenza che non passa inosservata

Da un paio di anni, all’Ospedale Niguarda, è stata introdotta una possibilità che ha cambiato — in meglio — il quotidiano degli operatori: i dipendenti possono portare sul luogo di lavoro i propri animali d’affezione.

Quella che inizialmente poteva sembrare una semplice apertura organizzativa si è rivelata, nel tempo, un piccolo ma significativo cambiamento culturale. Si tratta di introdurre un’iniziativa che può rendere gli ambienti lavorativi più accoglienti, le relazioni più spontanee e anche le giornate più complesse trovano, a volte, momenti di leggerezza inaspettati.

Tra questi compagni a quattro zampe presso il Servizio Sociale ospedaliero c’è Sole, una labrador nera che difficilmente passa inosservata.

Sole non è esattamente una presenza “discreta”. Anzi: è curiosa, vivace, a tratti decisamente invadente. Ama esplorare, entrare negli uffici vicini come se fossero casa sua e verificare — con grande attenzione — se qualcuno abbia qualcosa di interessante da offrirle, soprattutto se commestibile. Perché sì, Sole è anche estremamente golosa.

La sua impegnativa giornata inizia sempre allo stesso modo: con il giro dei saluti. Appena arrivata, Sole sente il bisogno (o forse il dovere) di passare da tutti gli uffici vicini, e da quando presenzia con costanza il suo ufficio ha costruito una sorta di rituale mattutino fatto di porte spalancate a colpi di naso, zampettate veloci e code che si muovono instancabili. È il suo modo di dire “sono arrivata” — e di assicurarsi che la sua presenza sia nota a tutti.

Nel tempo, è diventata una collega attesa, accolta e anche un po’ viziata, ma è ormai chiaro che Sole crea connessioni semplici e immediate, abbattendo barriere e rendendo gli spazi più sereni.

È importante sottolineare che la sua presenza si inserisce nel rispetto del contesto ospedaliero; Sole, non essendo un esemplare formato per il lavoro con i pazienti ospedalieri, resta a contatto esclusivamente con il personale dipendente. Questo permette di mantenere un equilibrio tra benessere organizzativo e tutela degli spazi e delle persone più fragili.

Nel contesto del servizio sociale ospedaliero, dove l’ascolto e l’attenzione all’altro sono centrali, anche una presenza così vivace può contribuire al benessere collettivo. Nel nostro caso non con la calma, ma con l’energia..

Sole ci ricorda ogni giorno che il benessere non ha un’unica forma: a volte è fatto di silenzi, rispetto, di sguardi dolci mentre altre volte di movimenti un po’ troppo entusiasti, visite improvvise e code che si muovono senza sosta.

E forse è proprio questo il suo modo di prendersi cura degli altri, o meglio di prendersi cura di noi.

 

 

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