Entro l’autunno 2026 è atteso un concorso nazionale per assistenti sociali, che potrebbe aprire centinaia di posizioni a tempo indeterminato in Comuni e Ambiti Territoriali Sociali di tutta Italia, Lombardia inclusa.
Il punto di partenza è la Legge di Bilancio 2021 (Legge 178/2020), che ha fissato come Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali (LEPS) un rapporto minimo di un assistente sociale ogni 5.000 abitanti, con un obiettivo di servizio ulteriore a uno ogni 4.000. Cinque anni dopo, in molti territori, quella soglia resta lontana. Il concorso nazionale nasce per superare uno degli ostacoli più concreti a questo obiettivo: la capacità, spesso limitata, degli enti locali di gestire autonomamente le procedure di reclutamento.
La logica è semplice. Il Ministero si fa carico dell’organizzazione e dei costi dell’intera selezione, mentre Comuni e ATS si impegnano ad assumere, a tempo indeterminato, il personale che risulterà dalle graduatorie. Gli oneri stipendiali restano in capo ai singoli enti, ma potranno essere coperti attraverso i diversi fondi nazionali già esistenti (Fondo povertà, Fondo nazionale politiche sociali, Fondo per le non autosufficienze), secondo le regole di utilizzo proprie di ciascun fondo.
Un elemento emerso nel webinar dell’8 giugno, organizzato dal Ministero con il Consiglio Nazionale dell’Ordine Assistenti Sociali e rivolto agli Ordini territoriali, è che i candidati inseriti in graduatoria potranno scegliere la sede di lavoro, con un meccanismo che ricorderebbe quello adottato per il concorso insegnanti. Per chi cerca un impiego stabile vicino al proprio territorio o alla propria rete professionale, non è un dettaglio secondario.
Perché tutto questo si realizzi, però, è necessaria l’adesione degli Ambiti Territoriali Sociali. Gli Ambiti hanno tempo fino all’11 settembre 2026 per comunicare al Ministero il numero di assistenti sociali che intendono assumere. I Comuni singoli possono partecipare per il tramite dell’ente capofila dell’Ambito di riferimento, delegando ad esso la trasmissione della documentazione.
Dalle decisioni che i Comuni e gli ATS prenderanno tra qui e settembre, dipenderà se questa occasione si trasformerà in un rafforzamento diffuso dei servizi sociali, capace di incrementare, in modo stabile, la loro capacità sul territorio.