La solidità metodologica non è più un’opzione, ma la nostra miglior difesa. Nasce il Gruppo tematico “Strumenti scientifici per l’agire professionale”, uno spazio di co-costruzione per trasformare l’esperienza quotidiana in linguaggi validati, rigorosi e comuni a tutta la comunità professionale. Una riflessione con Guendalina Scozzafava, coordinatrice del gruppo “Strumenti scientifici per l’agire professionale dell’assistente sociale”
Cosa rende davvero “forte” la nostra professione, oggi?
È una domanda che, sempre più spesso, attraversa il lavoro quotidiano di ciascun assistente sociale, soprattutto alla luce dei cambiamenti introdotti dalla Riforma Cartabia. In un contesto che richiede chiarezza, tracciabilità e solidità metodologica, possiamo ancora permetterci strumenti frammentati, poco condivisi o difficilmente riconoscibili all’esterno?
Da questa riflessione nasce il Gruppo tematico: “Strumenti scientifici per l’agire professionale dell’assistente sociale”: un gruppo di lavoro che non vuole semplicemente “produrre strumenti”, ma costruire, insieme, un linguaggio professionale più rigoroso, riconoscibile e validato.
L’obiettivo è ambizioso, ma necessario: partire dalla pratica quotidiana per trasformarla in conoscenza condivisa, strutturata e trasferibile. Griglie valutative, format di relazione, strumenti di analisi: ciò che spesso utilizziamo in modo individuale o locale può diventare patrimonio comune, rafforzando non solo il singolo professionista, ma l’intera comunità professionale.
Il gruppo è già attivo e si configura come uno spazio aperto, partecipativo e multidisciplinare, in cui il confronto tra ambiti diversi (territoriale, giustizia, sanità, libera professione) diventa valore aggiunto. Non si tratta di aderire a modelli rigidi, ma di co-costruire strumenti che siano al tempo stesso scientificamente fondati e concretamente utilizzabili.
La sfida è chiara: passare da una pratica competente a una pratica anche esplicitata, documentata e riconosciuta. Perché ciò che non è condiviso, difficilmente è difendibile nei contesti istituzionali e giuridici in cui sempre più spesso siamo chiamati a operare.
E allora la domanda diventa: possiamo permetterci di non avere strumenti riconoscibili e validati, o è tempo di costruirli in modo condiviso come comunità professionale?
Il gruppo è un invito a partecipare, a portare il proprio sapere esperienziale, a metterlo in dialogo con la ricerca e con altri professionisti. È uno spazio in cui la riflessività diventa metodo e la pratica si trasforma in evidenza.
Perché costruire strumenti significa, in fondo, costruire identità professionale.
E questa è una responsabilità che riguarda tutti noi.