C’è qualcosa di profondamente vicino alla nostra professione nell’idea di pace, che non è una condizione astratta né un traguardo raggiunto una volta per tutte, ma una pratica quotidiana, fatta di ascolto, riconoscimento e rispetto della dignità di ogni persona. Un po’ come la democrazia.
Per le assistenti sociali e gli assistenti sociali, parlare di pace significa prima di tutto confrontarsi con le disuguaglianze, le fragilità e i conflitti che attraversano le vite delle persone e delle comunità. Dal locale al globale il passo spesso è breve.
Pace significa accogliere storie e punti di vista differenti, cercando spazi possibili di dialogo anche quando le distanze sembrano difficili da colmare. La pace fa parte – o dovrebbe fare parte – dei nostri luoghi di lavoro: nelle équipe, nei servizi, nei territori e nelle relazioni con le persone. La pace si costruisce giorno dopo giorno nel modo in cui scegliamo le parole, nel modo in cui riconosciamo l’altro e affrontiamo le divergenze, nella capacità di non semplificare le complessità e non lasciare indietro chi rischia di non avere voce.
Il nostro Codice Deontologico richiama i valori della dignità, della giustizia sociale, dell’equità e della solidarietà. Principi che chiedono alla comunità professionale di contrastare ogni forma di violenza, discriminazione ed esclusione e di contribuire alla costruzione di contesti più giusti, inclusivi e capaci di generare fiducia.
Con l’occasione del 21 settembre appena passato, Giornata Internazionale della Pace, l’Ordine Assistenti Sociali della Lombardia invita perciò tutta la comunità professionale a riflettere sul proprio ruolo nella costruzione di relazioni e comunità pacifiche, affinché ogni conflitto sia attraversato con rispetto, sia costruttivo, e ogni diritto sia tutelato e rappresenti un passo concreto verso comunità più in dialogo tra di loro.