25 Aprile: La Resistenza quotidiana del Servizio Sociale tra mandato pubblico e pressioni esterne, diritti e realtà

25 aprile

Il 25 aprile non è solo memoria, ma un impegno vivo. La Liberazione ha consegnato al Servizio Sociale i suoi valori fondanti

democrazia, dignità e giustizia sociale.

Oggi, mentre le guerre tornano a minacciare i diritti umani e a generare nuove fragilità, il nostro lavoro diventa una forma di resistenza quotidiana. Essere assistenti sociali in questo tempo significa trasformare quei valori in azione, opponendo alla violenza del conflitto la solidità della nostra competenza tecnica e del Codice Deontologico.

Celebrare questa data significa, allora, confermare il nostro ruolo di garanti della libertà: quella dal bisogno, dalla paura e da ogni forma di sopraffazione, per costruire, oggi come allora, una società di pace.

Il 25 Aprile rappresenta l’atto fondativo della nostra democrazia e, di riflesso, della cornice normativa entro cui operiamo come assistenti sociali. Celebrare questa data significa ribadire l’impegno professionale nella tutela dei diritti civili e sociali, in un momento storico in cui la comunità professionale si trova spesso al centro di attacchi mediatici e tensioni politiche crescenti.

Il nostro lavoro si svolge oggi in un clima di forte ostilità. Da un lato, assistiamo a una narrazione giornalistica che spesso sacrifica la complessità delle situazioni in favore del sensazionalismo, alimentando un pregiudizio diffuso che ci vede come una figura punitiva anziché di supporto. Dall’altro, la professione risente di una retorica politica che talvolta delegittima la nostra autonomia tecnica di professionisti, esponendoci a critiche che poco hanno a che fare con l’efficacia degli interventi.

Queste pressioni si traducono in aggressività sia online che negli uffici, alimentata da una disinformazione che non tiene conto dei vincoli di legge e della delicatezza dei contesti di fragilità.

Nonostante il crescente clima di sfiducia e la fatica che caratterizza il presente, la nostra professione deve mantenere la sua funzione di garanzia.

Oggi, la nostra “resistenza” non è un concetto astratto: si esercita concretamente attraverso il rigore della competenza tecnica e il rispetto costante del Codice Deontologico. In quest’ottica, la formazione continua smette di essere un mero adempimento burocratico per rivelarsi una risorsa strategica: una vera e propria tutela sia per il professionista sia per il cittadino.

Possedere una solida preparazione, unita alla profonda conoscenza delle leggi istitutive e dei propri doveri, rappresenta l’unico strumento efficace per rispondere con fermezza a chi accusa il nostro operato di arbitrarietà.

In questo 25 Aprile, rivendichiamo con fermezza la dignità del Servizio Sociale, non si tratta di cercare il consenso mediatico, ma di assicurare che i diritti previsti dalla nostra Costituzione siano esigibili anche per chi è posto al margine della società.

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