Nessuno in panchina: Il valore  sociale delle Olimpiadi e Paralimpiadi

Dal 6 al 22 febbraio 2026 si svolgeranno i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, seguiti dai Giochi Paralimpici Invernali dal 6 al 15 marzo 2026, appuntamenti che assumono per il nostro Paese – e per il territorio lombardo in particolare – una rilevanza storica sul piano internazionale, istituzionale e sociale. Milano Cortina si configura non solo come evento sportivo, ma come progetto di sviluppo territoriale e culturale, che richiede scelte di programmazione e modelli di governance capaci di mettere in relazione infrastrutture, politiche pubbliche e qualità della vita delle comunità. In questo quadro, il richiamo allo spirito olimpico e paralimpico assume un significato che va oltre la dimensione agonistica, riaffermando lo sport come strumento di relazione, coesione e inclusione sociale, e non come celebrazione della vittoria a ogni costo. Se il valore di un atleta, infatti, si misura dalla sua fatica, il valore di una società si misura invece dallo spazio che sa offrire a chi quella fatica la compie ogni giorno per vedere riconosciuti i propri diritti.

Le Paralimpiadi, in particolare, rappresentano un passaggio centrale di questo percorso, non come evento separato o residuale, ma come affermazione concreta del diritto all’autodeterminazione, alla partecipazione e all’appartenenza, attraverso il corpo, il movimento e la vita di comunità. Dal punto di vista della nostra Comunità Professionale, il vero successo di Milano Cortina non potrà essere misurato esclusivamente nel numero di medaglie, ma nella capacità delle istituzioni di non lasciare nessuno “in panchina” una volta spenti i riflettori. In questo senso, l’evento si intreccia con l’attuazione del D.Lgs. 62/2024, che introduce il Progetto di Vita come asse portante delle politiche sulla disabilità, richiamando la responsabilità pubblica nel rendere strutturale l’inclusione. Accessibilità, fruibilità degli spazi, riconoscimento dello sport come elemento dei percorsi di autonomia e benessere diventano così parte integrante della programmazione sociale e territoriale.. L’augurio è perciò che queste Olimpiadi lascino a Milano un’eredità fatta di palestre aperte, associazioni sportive formate all’accoglienza e una rete territoriale dove il desiderio di partecipare superi l’obbligo di vincere.

Attraverso la costruzione di reti, la collaborazione con le istituzioni locali e l’accompagnamento delle persone e delle famiglie, il lavoro sociale contribuisce a rendere esigibili i diritti e a dare concretezza ai valori richiamati dallo sport. Milano Cortina può quindi rappresentare un’occasione per rafforzare i sistemi di welfare e sperimentare modelli di governance più integrati, in cui lo sviluppo territoriale sia ancorato anche alla promozione dei diritti, all’accessibilità dei servizi e alla qualità della vita, lasciando alla Lombardia e al Paese un’eredità sociale e istituzionale che vada oltre il periodo olimpico e oltre la sola dimensione economica, evitando un rischio tipico di ogni grande evento, ovvero la celebrazione dell’invincibilità. Il senso profondo dello sport è invece quello che dobbiamo difendere nelle nostre comunità e nelle nostre periferie. Un senso che non abita nella vittoria a tutti i costi ma in molti altri valori, perché lo sport è, prima di tutto, relazione.

Come professionisti della relazione e dei diritti, non possiamo che augurarci un orizzonte ancora più ambizioso: il superamento definitivo della distinzione tra Olimpiadi e Paralimpiadi. Il nostro “sogno possibile” è vedere un’unica, grande cerimonia di apertura che accomuni tutti gli atleti sotto un’unica bandiera. Dividere le celebrazioni rischia di alimentare, anche solo simbolicamente, il concetto di uno sport di “serie A” e uno di “serie B”, una logica che è l’esatto opposto del senso profondo dello sport, dove ogni corpo e ogni talento hanno pari dignità e diritto di cittadinanza.

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