Coesi contro il discredito: difendere la professione significa proteggere la comunità

In questi giorni di crescenti attacchi mediatici e strumentalizzazioni, sentiamo il bisogno di un dialogo: non come istituzione, ma come parte integrante di questa comunità professionale. Vogliamo dirlo con chiarezza: ci sentiamo offesi e siamo arrabbiate e arrabbiati come qualunque altro assistente sociale. Ogni parola distorta, ogni accusa infondata e ogni tentativo di screditare il nostro lavoro non colpisce solo il singolo professionista, ma ferisce l’intera categoria e, di riflesso, la dignità del sistema di welfare.

Dobbiamo essere consapevoli di un meccanismo pericoloso: attaccare l’assistente sociale significa, di fatto, attaccare la cittadinanza. Indebolire la nostra figura professionale significa rendere più fragili le persone che a noi si rivolgono per trovare risposte, tutele e diritti. Quando il clima si fa tossico, non è solo il professionista a soffrire, ma è il patto di fiducia con la comunità a incrinarsi.

Sappiamo bene cosa stia passando nel cuore e nella mente di molti di noi. Sappiamo che il timore è quello di rivivere quel “periodo del terrore” iniziato nel luglio 2019, una ferita profonda, non ancora rimarginata, che per anni ha lacerato la nostra professione. Quella gogna mediatica che ha reso incredibilmente difficile, a tratti quasi impossibile, lavorare serenamente a favore dei bambini e delle loro famiglie, inquinando ogni intervento con il sospetto e la paura.

Non possiamo permettere che quella storia si ripeta. Non possiamo permettere che il discredito aumenti la legittimazione alla violenza – sia essa psicologica o fisica – nei confronti di chi opera nei servizi. Questo è un limite che non può e non deve essere oltrepassato.

Sappiamo che il nostro silenzio sulle specificità dei singoli casi – un silenzio imposto dal segreto professionale e dal rispetto per la privacy delle persone vulnerabili – può essere talvolta percepito come una debolezza o, peggio, come un’assenza. Non è così.

Non siamo fermi, l’Ordine, Nazionale e Regionale, è impegnato in un’analisi costante per capire come muoversi su ogni fronte, inclusi quelli legali. Alcune querele sono già state depositate, altre ne seguiranno. Stiamo valutando ogni azione necessaria per contrastare le diffamazioni e il discredito sistematico. L’Ordine Nazionale, in parte anche il Regionale, è impegnato, come mai prima, nel rispondere ad interviste e partecipare a trasmissioni per portare il nostro punto di vista.

Ma la risposta più forte rimangono la nostra competenza e la nostra coesione. Nessuno deve essere solo in questa trincea quotidiana; siamo una comunità professionale che sa quanto vale il proprio lavoro e che non smetterà di chiederne il rispetto.

 

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