Tutela della sicurezza e domicilio professionale

Negli ultimi mesi alcune colleghe hanno richiamato la nostra attenzione su una questione di estrema delicatezza: l’inserimento dell’indirizzo di residenza privata all’interno dei verbali e delle deposizioni rese per motivi di servizio.

Si tratta di una prassi che consideriamo critica: inserire il proprio domicilio personale nelle SIT (Sommarie Informazioni Testimoniali) o in documenti accessibili a terze persone, espone gli operatori a gravi rischi per l’incolumità personale. La visibilità di dati sensibili in contesti conflittuali o giudiziari può infatti facilitare ritorsioni o atti persecutori, compromettendo la sicurezza dei professionisti fuori dall’ambito lavorativo e minando la serenità necessaria per svolgere il nostro delicato ruolo istituzionale.

Per questo motivo, ci siamo rivolti al Generale di Divisione Giuseppe De Riggi, Comandante della Legione Carabinieri Lombardia, esponendo la problematica e chiedendo che tutti i comandi della regione fossero autorizzati ad accettare il domicilio professionale in sostituzione della residenza privata. In questi giorni, tramite il comando dell’Arma, abbiamo ricevuto la conferma ufficiale dell’accettazione della nostra richiesta, di conseguenza le informazioni personali non dovranno più confluire nei documenti ufficiali di servizio.

Alla luce di questo accordo, vi invitiamo quindi a segnalare tempestivamente all’Ordine qualora vi venissero avanzate richieste difformi da queste nuove disposizioni. È utile tuttavia ricordare che, sebbene la residenza non debba più comparire nei verbali, gli agenti di Pubblica Sicurezza sono comunque tenuti a richiedere i documenti d’identità per le procedure di riconoscimento personale, che rimangono un passaggio d’ufficio necessario ed imprescindibile.

Questo risultato non è solo un atto burocratico, ma rappresenta un’importante tappa nel percorso di collaborazione tra l’Ordine e l’Arma dei Carabinieri. Si tratta di una sinergia fondamentale perché riconosce il valore pubblico della nostra professione e la necessità di creare una rete di protezione intorno a chi opera in contesti di fragilità. Questa alleanza istituzionale permette di allineare le procedure di Pubblica Sicurezza alle reali necessità di tutela della nostra comunità professionale, garantendo che l’impegno professionale non debba mai tradursi in un rischio personale.

Dott.ssa Simona Regondi

Presidente Ordine AssistentiSociali della Lombardia

 

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