Perché la quota non può essere rimborsata dal datore di lavoro pubblico?

E’ una domanda che ci viene posta spesso ed abbiamo quindi chiesto all’Avvocato Cinzia Alesiani, consulente legale del nostro Ordine, quale fosse il motivo.

Il rimborso da parte degli enti pubblici della quota d’iscrizione all’Ordine è una questione complessa sotto il profilo della contabilità di Stato. Diversi orientamenti della Corte dei Conti (come la sentenza Basilicata n. 99/2009) considerano illegittimo il rimborso diretto laddove non vi sia un’esclusività assoluta della prestazione. La Corte sostiene che l’iscrizione all’Albo è un requisito soggettivo del professionista, che gli appartiene indipendentemente dal rapporto di lavoro, in quanto abilita all’esercizio della professione in senso lato, non solo per quel specifico datore di lavoro.

Inoltre la Corte osserva, come sia sempre possibile, per un dipendente, svolgere l’attività professionale esterna a favore di terzi previa autorizzazione dell’ente di appartenenza. Di conseguenza se il dipendente può svolgere incarichi extra-moenia (anche se di fatto non li svolge), il rapporto di lavoro non è più considerato esclusivo con l’amministrazione.

In altre parole, il punto cruciale è che la valutazione sull’esclusività del rapporto deve essere condotta sul piano normativo astratto e non sulla situazione di fatto del singolo lavoratore (Corte d’Appello Messina, sez.I, n. 628/2023, 629/2023 e 630/2023, Carte App. 9/05/2019, n. 146). Anche se un dipendente pubblico a tempo pieno non ha mai richiesto autorizzazioni per attività esterne e di fatto ha sempre lavorato esclusivamente per l’ente, ciò non è sufficiente a fondare il diritto al rimborso. Ciò che conta è la possibilità, prevista dalla legge, di svolgere attività extra-moenia.

L’eventuale rimborso diretto da parte del datore di lavoro pubblico, pertanto, potrebbe essere considerato una spesa non dovuta e potenzialmente oggetto di valutazione da parte della Corte dei Conti.

Tuttavia, come già accade in alcune realtà, è possibile che la Pubblica Amministrazione riconosca la quota come welfare aziendale, non incorrendo così in sanzioni amministrative.

 

 

 

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